Tutte le donne possono essere (e diventare!) quello che desiderano.

È il manifesto della nuova campagna #8marzodellebambine attraverso la quale Unicef promuove la parità di genere. Una condizione che non deve essere tanto considerata una conquista, bensì una realtà assodata,

Eppure, c’è ancora molto da fare.

Ancora oggi in tutto il mondo sono 600 milioni le ragazze che avrebbero le potenzialità per diventare imprenditrici, scienziate, leader politici, medici, avvocati. Ma non possono realizzare i loro sogni, che si infrangono contro gli ostacoli dei quali è disseminato il loro percorso di vita. Muri insormontabili che si chiamano “discriminazione” e “assenza di diritti e “mancanza di dignità” capaci di dissuadere chi pensa in grande e desidera un futuro migliore. 

Per capire a fondo la gravità del problema, riportiamo qui sotto una serie di dati diffusi proprio dall’Unicef.

  • 10 minuti. E cioè sei volte ogni ora. Tante sono le morti di adolescenti per violenze subite. La gravidanza e il parto restano, comunque, la prima causa di morte e di malattia per le giovani di tutto il mondo. Anche perché, a livello globale, sono circa 15 milioni le ragazze che vengono costrette a rapporti o violenze sessuali.
  • 3 minuti. Il tempo che passa tra ogni nuovo contagio da HIV per le ragazze. Sul totale di 1,2 milioni di adolescenti sieropositivi tra i 15 e i 19 anni, 3 su 5 sono infatti di genere femminile.
  • 12 milioni. È il numero complessivo di ragazze sposate bambine ogni anno. Il dato, per quanto difficile da “digerire”, è un successo. Infatti, c’è stata una riduzione globale di circa 25 milioni di matrimoni rispetto a quanto stimato dieci anni fa.
  • 200 milioni. Sono le ragazze che, nel mondo, sono state sottoposte a mutilazioni ai genitali, cifra alla quale secondo le stime si aggiungeranno altri 68 milioni di ragazze entro il 2030.
  • 10%. La percentuale di bambine in età scolare che non frequenta nemmeno un corso di istruzione primaria. Ci sono, poi, ragazze alla quale la scuola è completamente vietata: sono 131 milioni. Tanto che ben una ragazza su tre (rispetto al rapporto uno su sei dei ragazzi) tra i 15 e i 29 anni, non lavora e non studia. D’altronde, secondo le statistiche, solo il 66 per cento dei Paesi ha raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria, il 45per cento nell’istruzione secondaria inferiore e il 25 per cento in quella secondaria superiore.

Dal pregiudizio all’istruzione, dalla protezione fino al mondo del lavoro, sono ancora troppi gli ambiti nei quali donne, ragazze e bambine vengono penalizzate. Negando loro sistematicamente il diritto di poter essere ciò che vogliono.

E vale anche il contrario. Lo dimostra in occasione della Festa della Donna FICO Eataly World di Bologna, il più grande parco al mondo dedicato a cibo e buona cucina, che ha lanciato la sfida della “sfoglia da Guinness”. Contro stereotipi e ghettizzazione di un mestiere considerato “tipicamente femminile”, saranno molti gli uomini che ruberanno il mattarello appannaggio delle massaie per allenarsi a tirare la sfoglia più lunga la mondo in attesa dell’evento ufficiale che sarà il prossimo 12 maggio.

Perché sfondare il soffitto di cristallo che non permette alle donne di arrivare al vertice delle aziende e delle istituzioni, si infrange anche rompendo gli stereotipi su quali debbano essere, invece, i lavori femminili, ha spiegato Tiziana Primori, amministratore delegato di FICO Eataly World.

Quindi, un gesto semplice (e tradizionale) come impastare diventa simbolo di rottura e di nuove opportunità. D’altronde, sono i tanti piccoli gesti quotidiani che, alla fine, contribuiscono a mutare lo status quo. Tutti noi dobbiamo essere portatori di “pari opportunità”, con gli atteggiamenti e i modi di fare prima che con le dichiarazioni. Perché il mondo si cambia con l’esempio.

 

 

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