Da una libertà tutta italiana fatta di jeans e rossetto, uscite con le amiche e di Andrea alle costrizioni della Siria rurale, dove l’attendeva un matrimonio combinato con un cugino. Questa è la storia di Amani El Nasif. Una storia fatta di sfide e di perseveranza, di amore per la vita e di attenzione ai piccoli gesti, di violenza e di libertà. Una storia triste dal finale vittorioso – come sottolinea lei stessa – che l’autrice ha raccontato insieme con la giornalista Cristina Obber nel libro edito da Piemme “Siria Mon Amour” (vai alla recensione).

Noi abbiamo l’abbiamo incontrata in occasione del lancio della capsule Wyconic Amani, disegnata in collaborazione con il noto marchio di cosmetici (leggi su Ragazzamoderna.it il servizio dedicato e sfoglia la gallery con i prodotti). Forte, carismatica, indipendente e decisa a dipingere il futuro con i colori che più desidera, Amani è fonte di ispirazione. Ecco perché Wycon l’ha scelta come testimonial di una linea da “Le mille e una notte”, ispirata ai caldi colori del Medio Oriente. Ed ecco perché abbiamo deciso di intervistarla in esclusiva per tutte le Ragazze Moderne. Leggete qui sotto!! Ma prima, per conoscere meglio Amani, guardate il video nel quale si racconta.

La collaborazione con Wycon

Amani, perché hai scelto di prestare il tuo volto per una linea di make-up?

Perché non mi sono limitata a fare da testimonial a un prodotto, l’ho realizzato. Insieme agli esperti di Wycon ho scelto le tonalità, i nomi, i dettagli delle decorazioni. Ma c’è di più: con questa collezione ho voluto combattere alcuni pregiudizi. Per me la Siria non è solo il Paese nel quale ho vissuto l’inferno, è anche bellezza. La stessa bellezza che ho voluto infondere in questa collezione.

Come concili l’amore per la tua terra con la tragedia che lì hai vissuto?

Con il tempo ho capito che quello che mi è accaduto non è certo colpa della Siria in sé, tanto che è stato proprio un cugino maschio della famiglia di mio padre che l’ha convinto a farmi tornare in Italia. La parte del mio Paese che mi è rimasta nel cuore – e mi manca moltissimo – non è certo quella violenta: sono i colori, i profumi, le serate passate insieme alle cugine, la semplicità della vita. La collezione di Wycon è quindi un omaggio alla mia Siria.

Il valore del make-up

I cosmetici, d’altronde, sono stati anche il simbolo del tuo ritorno alla libertà…

Sì, uno dei primi gesti che ho fatto tornando dalla Siria è stato proprio quello di mettermi un rossetto rosso. Era la risposta ai tanti tentavi di chi ha cercato di sopprimere la mia femminilità. Addirittura ripetendomi come fosse “peccato” farmi scappare alcune ciocche di capelli dal velo. i continui abusi che ho subito avevano creato una situazione paradossale: io avevo bisogno di truccarmi per vedermi ancora bella, ma ero così mortificata che anche quando avrei potuto farlo lo evitavo.

E cosa insegnerai a tua figlia Vittoria sul make-up e la cura di se stesse?

Mi piacerebbe che lei utilizzasse il trucco per piacersi di più, anche sottolineando i suoi tratti mediorientali come gli occhioni neri da cerbiatta.

Siria & Italia

A quali caratteristiche dell’essere donna in Italia non rinunceresti mai? E quali aspetti, invece, ti piacciono del modello siriano?

Del primo, la libertà di esprimere se stesse in ogni forma. Dal trucco all’abbigliamento, fino alla possibilità di amare chi si vuole. Del secondo, il carattere: le donne che ho conosciuto non si arrendono davanti a nulla. Ovviamente muovendosi all’interno della tradizione.

Qualcuna di loro ti hai mai chiesto dell’Italia? Erano curiose del mondo dal quale venivi?

Per esempio, quando ho fatto provare alle mie cugine un paio di jeans di nascosto non erano certo a loro agio. Non hanno mai sperimentato la libertà come ho avuto la fortuna di fare io. Io non solo sapevo di che cosa si trattava, ma l’avevo anche assaporata. E non ci avrei mai rinunciato.

L’importanza dell’informazione

Da quando sei tornata in Italia sei in prima linea per la difesa delle donne. In particolare delle tante ragazze che, come te, sono state portate nei loro Paesi d’origine con l’inganno. E lì spariscono.

Si tratta di ragazze che qui in Italia hanno una vita, degli amici, frequentano la scuola. E di colpo, tornate a casa magari per le vacanze, spariscono nel nulla. Diventano tanti volti invisibili: basta pensare che ci sono 70 milioni di spose bambine al mondo. Per quanto riguarda la mia esperienza, posso dire che non c’è scuola italiana nella quale sono stata chiamata a raccontare la mia storia che non abbia avuto uno di questi casi.

Per combattere il fenomeno, quanto è importante in questo senso l’informazione?

Continuerò a denunciare questa realtà finché avrò voce. Al di là delle presentazioni nelle scuole, nei convegni, nei festival letterari sono infatti anche molto attiva sui social, Facebook (vai al profilo) e Instagram (vai al profilo), proprio perché ragazze che stanno vivendo la mia stessa situazione, possano trovare qualcuno che le ascolta, le capisce e le aiuta.

Riflessioni e consigli

Perché ancora oggi accade tutto questo?

Le ragioni sono molteplici. Una è senza dubbio un’integrazione molto superficiale dei genitori, o perché non si riesce ad abituarsi a un nuovo stile di vita o perché non lo si accetta, facendo valere la regola “a casa mia faccio quello che voglio io”. Dimenticando ovviamente che si dovrebbe essere per l’assoluto rispetto di regole e tradizioni del Paese nel quale vivi. Poi c’è il desiderio mantenere vive cultura e tradizioni nel tempo. Di qui, la costrizione.

Amani, cosa consigli a chi, sentendo la tua storia e leggendo questa intervista ha capito di essere in pericolo?

Prima di tutto non bisogna illudersi pensando che le cose cambieranno da sole. Quando nei genitori si manifesta una determinata mentalità, una certa violenza, è importante non fare finta di nulla. Ai primi campanelli di allarme informatevi, parlatene con le associazioni che si occupano del fenomeno. Combattete per la vostra libertà.

Il futuro

Raccontaci dei tuoi progetti: in che cosa ti vedremo impegnata a breve?

Sto lavorando a un nuovo libro anche se faccio ancora un po’ fatica a trovare tempo per scrivere. Sarà sempre autobiografico e tornerò a parlare della Terra, raccontando alcuni aspetti che ho tralasciato in “Siria mon amour”.

E per quanto riguarda la tua vita privata cosa desideri?

Il mio sogno nel cassetto è indossare l’abito bianco…

 

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