L’Oréal Italia lancia il programma “For girls in Science”. Il progetto favorisce la vocazione alle carriere scientifiche delle ragazze delle scuole superiori.

Il gruppo L’Oréal, leader mondiale nella cosmetica, ha fondato la propria attività sull’innovazione e sulla ricerca. Per questo nasce il progetto “For Girls in Science”. Per sensibilizzare le giovani donne e prevenire l’abbandono delle materie scientifiche e tecnologiche già dalla scelta delle scuole superiori. Diversi studi infatti, mostrano come a livello mondiale ci sia ancora una forte disparità fra le presenze femminili e quelle maschili nel mondo scientifico. Purtroppo le donne non rappresentano che il 25% dei dottori in scienza, meno del 30% delle ricercatrici e soltanto il 3% dei premi Nobel scientifici.

Il progetto

Il miglior mezzo per combattere questi stereotipi è la comunicazione, promuovendo incontri tra giovani e persone che lavorano in campo scientifico. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere le tre giovani ambasciatrici del progetto: Maria Enrica Di Pietro 31 anni, Caterina Mogno 25 e Carlotta Terruzzi 24, che hanno condiviso con noi le loro testimonianze. Parlare con queste ragazze è un piacere, trasmettono forza, positività e quasi una sorta di super poteri.

Alla domanda: perché le ragazze abbandonano lo studio delle materie scientifiche?

Carlotta, laureata in biologia molecolare, ci ha risposto così: «Probabilmente le ragazze abbandonano per paura di fallire». Ci spiega «Le femmine non hanno problemi intellettivi rispetto ai maschi, il cervello è uguale, ma non si sentono portate per la matematica perché sembra più difficile. Semplicemente è un preconcetto del passato. È un insicurezza psicologica che si sviluppa col tempo; tutti hanno paura della matematica, pure io!». Carlotta è una ricercatrice che segue un progetto oncologico.

Quali sono le reali opportunità per una donna nel mondo della scienza?

Maria Enrica, vincitrice del premio L’Oréal nel 2016, dice : «Le possibilità ci sono, grazie alle borse di studio. Bisogna avere la mente aperta perché la scienza è Internazionale, non ci sono frontiere. Si va all’estero per formarsi e poi si ritorna nel proprio paese portando con sé le competenze acquisite. In Italia qualcosa si sta muovendo, ma ancora poco, per questo bisogna assumere le donne perché sono brave. Bisogna far si che uomini e donne lavorino insieme per creare qualcosa di nuovo.»

Timori e speranze

Ma purtroppo ci sono molti timori che scoraggiano le ragazze. Come ci conferma Carlotta, che racconta come a spaventare più di tutto in questa professione è il fatto che essere una ricercatrice equivale ad essere precari. Inoltre la donna è penalizzata dalla società per il fatto che deve occuparsi della famiglia, e la scienza va veloce, non ci si può fermare. Bisognerebbe educare le nuove generazioni ad aiutarsi e dividere le responsabilità della famiglia tra uomo e donna.

Caterina, laureata in fisica, a lasciarci con una nota positiva: «È un grande onore – dice – poter parlare di ciò che faccio, soprattutto rivolgendosi ai ragazzi e non solo alle ragazze, affinché anche loro possano capire e diventare uomini del futuro, con una mentalità aperta e ben disposta verso le donne. Questo è il messaggio che cerco di trasmettere, il valore di abbattere gli stereotipi e di avere delle pari opportunità. Ovviamente ci sono le difficoltà iniziali, ma bisogna avere pazienza e perseverare. Dopotutto… la determinazione è una dote femminile!».

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