Ragazze, non fatevi spaventare dal titolo e fate emergere per un momento quel tanto o poco di romantico che è in voi. Non pensate ai libri di scuola, ma al tema immenso dell’Amore. Lasciatevi invadere dalla dolcezza del poeta più tenero che sia mai vissuto. Lasciatevi trascinare fra le onde della Poesia. Lasciatevi cullare da Francesco Petrarca. Per una sera diventiamo tutte la sua Laura.

La poesia, che noia ragazze! Soprattutto se la si incontra sui banchi di scuola. Ma se avviene in una serata d’estate nella romantica cornice della piazza dei Contrari a Vignola e l’autore incontrato è quel Francesco Petrarca di “chiare, fresche e dolci acque” allora la cosa è diversa. Perché, diciamocelo, c’è poesia e poesia. Ma chi di noi non vorrebbe essere Laura, la sua tenerissima musa? Come ha cantato l’amore per lei nel Canzoniere ci fa sciogliere ancora oggi, dopo 700 anni, il femminismo e la tecnologia 7.0. Il poeta ha insegnato al mondo come vanno (andrebbero, diciamo ancora oggi) trattate le donne. E ci ha fatto capire come esprimere con semplicità e profondità quello che abbiamo nel cuore. Tutte noi siamo la sua Laura.
Insomma, vanno bene Fedez e anche Justin Bieber. Ma ogni tanto una sana botta di romantico d’autore abbinato a coccole in rima non dovremmo farcela mancare. In più in questi giorni (esattamente il 20 luglio) ricorre il compleanno del poeta. E quale miglior modo per ricordarlo e farci venire i lucciconi agli occhi per l’emozione che una serata a tutta poesia può regalare? Quella con la P maiuscola!

Quindi, appuntamento alle 21 del 20 luglio nella piazza dei contrari di Vignola (Modena) per ascoltare Marco Santagata, il massimo esperto di Petrarca, Mariangela Gualtieri, poetessa, e Massimo Bubola, cantautore tra i più raffinati e autore di testi per Fabrizio De Andrè, Milva e Fiorella Mannoia. L’insolito trio proporrà un incontro a base di lettura dei sonetti più famosi del Canzoniere e di canzoni che parlano d’amore eterno. Come quello di Francesco Petrarca alla sua Laura.

E per sognare un po’ rileggiamo il capolavoro della letteratura d’amore.

Chiare, fresche et dolci acque
Chiare, fresche et dolci acque
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo, ove piacque,
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare al bel fianco colonna;
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse con l’angelico seno;
aere sacro sereno
ove Amor cò begli occhi il cor m’aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.
S’egli è pur mio destino,
e ‘l cielo in ciò s’adopra,
ch’Amor quest’occhi lagrimando chiuda,
qualche grazia il meschino
corpo fra voi ricopra,
e torni l’alma al proprio albergo ignuda;
la morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo,
ché lo spirito lasso
non poria mai più riposato porto
né in più tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata e l’ossa.
Tempo verrà ancor forse
ch’a l’usato soggiorno
torni la fera bella e mansueta,
e là ‘v’ella mi scorse
nel benedetto giorno,
volga la vista disiosa e lieta,
cercandomi; ed o pietà!
Già terra infra le pietre
vedendo, Amor l’inspiri
in guisa che sospiri
sì dolcemente che mercè m’impetre,
e faccia forza al cielo
asciugandosi gli occhi col bel velo.
Dà bè rami scendea,
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;
ed ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta già de l’amoroso nembo;
qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch’oro forbito e perle
eran quel dì a vederle;
qual si posava in terra e qual su l’onde,
qual con un vago errore
girando perea dir: “Qui regna Amore”.
Quante volte diss’io
allor pien di spavento:
“Costei per fermo nacque in paradiso! “.
Così carco d’oblio
il divin portamento
e ‘l volto e le parole e’l dolce riso
m’aveano, e sì diviso
da l’imagine vera,
ch’ì dicea sospirando:
“Qui come venn’io o quando?”
credendo esser in ciel, non là dov’era.
Da indi in qua mi piace
quest’erba sì ch’altrove non ò pace.
Se tu avessi ornamenti quant’ai voglia,
poresti arditamente
uscir del bosco e gir infra la gente.

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