A sedici anni la vita di Paula Bélier sembra identica a quella di tutti i coetanei. È eternamente divisa tra studio e aiuto in casa, corsi pomeridiani e feste da urlo alle quali non le è permesso partecipare, confidenze con l’amica del cuore e schermaglie con il più ricciolo della scuola, il bell’addormentato. Questo, almeno all’apparenza.

La vita di Paula, infatti, è un po’ più complicata di così: tutti i membri della sua famiglia – il papà, la mamma e il fratellinosono sordomuti. E lei è il loro interprete ufficiale nei confronti del mondo. Paula trasforma i gesti dei suoi genitori in parole grazie alle quali tengono i rapporti con la comunità del paesino nel quale vivono, chiedono indicazioni al medico e, ovviamente, gestiscono la loro fattoria.

Un giorno, però, un professore di musica scopre il talento di Paula per il canto, e consiglia alla ragazza di abbandonare la periferia per trasferirsi a Parigi, dove può coltivare la sua incredibile dote. Per Paula non ci sono dubbi: questo è il suo destino. Ma come se la caveranno i suoi rimasti soli? Che prezzo hanno sogni?

Dopo aver conquistato sette milioni di spettatori in Francia, la storia della dolcissima Paula – l’attrice Louane Emera, arrivata anche finalista al programma televisivo The Voice – e della sua incasinata famiglia, si appresta a sbancare il botteghino anche in Italia, dove esce il 26 marzo (guarda il trailer).

Curiose di sapere come nasce “La famiglia Belier”? Scopritelo leggendo l’intervista al regista, Eric Latigau.

  1. Cosa ti ha spinto ad accettare la regia de LA FAMIGLIA BELIER?

I produttori mi hanno mandato la sceneggiatura. All’epoca ero nella fase iniziale di un progetto che desideravo scrivere… sulla famiglia. Dunque, è evidente che si tratta di un tema che non mi abbandona. Personalmente sono rapito dal processo di crescita ed evoluzione degli adolescenti, animati dalla curiosità nei confronti della vita.

  1. Perché proprio il tema della famiglia?

Credo che la famiglia sia un soggetto universale. È un tema che mi piace e mi interessa, poiché è il luogo dove nascono tutte le emozioni primarie, le sensazioni animali. Adoro esplorarlo. Le risate e le lacrime, l’ingiustizia provata da qualcuno confrontata con la verità sentita da qualcun altro.

  1. Cosa ti colpisce in particolare della fine del periodo adolescenziale?

La fine dell’adolescenza è un momento cardine della vita. Guardare da lontano il mondo degli adulti nel quale si sta per essere catapultati senza rete può generare terrore. E poi trovare il proprio posto. Divenire se stessi. Sono temi che mi toccano profondamente e che ho voluto portare al cinema grazie al personaggio di Paula.

  1. Abbiamo la sensazione che nel film il personaggio di Paula sia incastrato in un ruolo a metà tra infanzia ed età adulta…

Sì, si comporta da adulta quando deve fare da tramite tra i suoi genitori e la società. E, grazie al cielo, è completamente adolescente nel suo rapporto con i ragazzi, con Gabriel che ammira, con le sue compagne di scuola, con la sua migliore amica Mathilde. Ma, oltre alle responsabilità e agli obblighi nei confronti dei genitori che gravano su di lei, sente anche il peso della diversità e della vergogna e, di conseguenza, ha bisogno di venire a patti e nasconde a molte persone che i suoi genitori non sono come gli altri. È paradossale, ma ho l’impressione che lo faccia perché nel fondo lei non vuole renderli diversi.

  1. Paula è interpretata da Louane Emera, concorrente e semifinalista di The Voice in Francia. Come l’hai scelta?

Abbiamo fatto i provini a circa 80 ragazze. Cercavamo un’attrice adolescente che sapesse cantare. Sfortunatamente quella che mi piaceva di più aveva la voce peggiore! Così un mio amico mi ha consigliato di seguire la trasmissione «The Voice» per guardare due giovani cantanti. Ed è stato così che ho scoperto Louane e mi sono sciolto!

  1. Louane ha provato con un coach specializzato per accostarsi alla lingua dei segni?

Per un attore, incarnare un audioleso è una sfida appassionante. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare le persone giuste: Alexeï Coïca e Jennifer Tederri. Il primo è sordo e professore di LSF, la seconda è un’interprete. Due energie in carne ed ossa a servizio del film. È stato Alexei a insegnare a Louane con una pazienza, un’energia e una gioia contagiose. Le lezioni si sono protratte per quattro o cinque mesi, al ritmo intensivo di quattro ore al giorno. Lei è stata al gioco, ma si è trattato decisamente di un esercizio complesso. Louane ha accettato di fare una scommessa straordinaria.